lunedì 3 ottobre 2011

L'insostenibile leggerezza dell'argomentazione

Ad essere sbrigativi si potrebbe liquidare l'ultimo articolo di Nicolai con un giudizio tranchant  di completo deragliamento della logica, ma non voglio commettere la stessa leggerezza che critico.
Resta il fatto che le conclusioni del dott. Nicolai sul sistema dei confidi italiani mi sembrano tanto spicce da sembrare quasi tendenziose.
Sembra quasi, leggendo il suo articolo che la conclusione ce l'abbia in testa dall'inizio ed i numeri riportati siano solo al servizio della sua tesi, tutta da dimostrare ma facilmente falsificabile. Non posso non cogliere, tra le moltissime citazioni che arricchisono il suo autocelebrativo sito internet questa:

«Tutta la nostra conoscenza rimane fallibile, congetturale [...] La scienza è fallibile perché la scienza è umana. [...] evitare l’errore è un ideale meschino; se ci confrontiamo con problemi difficili, è facile che sbaglieremo; l’importante - e la cosa più tipicamente umana - è apprendere dai nostri errori. L’errore individuato ed eliminato costituisce il debole segnale rosso che ci permette di venire fuori dalla caverna della nostra ignoranza" di  Karl Popper 


Se Nicolai conosce Popper, saprà che per falsificare una teoria bastano pochi, anzi, basta un fatto chiaramente contrario alla teoria per dimostrare che è tutto sbagliato, tutto da rifare, che ogni, seppur bella teoria è da rivedere. Consapevole di rischiare a mia volta di cadere nell'errore cercherò di seguito di falsificare quanto sostenuto da Nicolai, anche se, di fronte ad affermazioni dimostrate per "impressioni",  ovvero con numeri che  sembrano, ma non sono, pertinenti alle asserzioni fatte, a volte non è così facile.
Allora cominciamo a smontare la teoria di Nicolai che sostiene che "non sono i confidi l'arma contro il credit crunch". Come al solito cercherò di essere schematico:

1) Già nel titolo la teoria è mal posta. Evidentemente i confidi non possono non sono mai stati e mai saranno L'ARMA contro il credit crunch. Se così fosse avremmo già chiuso il ministero dell'economia, un po' di altre istituzioni economiche europee e mondiali etc.etc. I confidi possono essere un'arma, una delle tante frecce nella faretra del policy maker, sussidiari, complementari, utili, mai necessari. Nulla è necessario a questo mondo. Solo l'aria per vivere (per noi umani perché ci sono anche organismi anaerobi); chi ha detto che i confidi sono L'ARMA contro il credit crunch?; Mah, forse qualche esponente di confidi chiedendo soldi pubblici, può essere, ciò non significa che sia plausibile; o forse il nostro attribuendo questo ruolo ai confidi e poi negandolo vuole implicitamente attribuirlo alla finanziaria regionale da lui guidata?;

2) Altre criticità:

  • concentrazione del rischio: secondo Nicolai i confidi avrebbero un rischio più concentrato per territorio, settore e prodotto finanziario. Sì, ma rispetto a cosa? Territorio? e le BCC? Qualsiasi azienda territoriale ha il suo territorio come riferimento, il fatto che l'80%  dei confidi lavori su scala provinciale non dice nulla, anche perché non dice quale 80% sia, probabilmente è l'80% più piccolo, quello che fa paretianamente il 20% delle garanzie. Settore? forse, anche se più che per  settori i confidi si differenziano per dimensione aziendale garantita (l'artigianato non è tecnicamente un settore industriale, così come non lo è l'industria; il commercio è talmente vasto e comprende turismo e servizi di solito da essere sufficientemente differenziato; e comunque sono affermazioni senza dimostrazioni numeriche, senza studi sottostanti; certo un confidone che garantisca tutti i settori di tutta Italia è meno rischioso di un confidi che garantisce 20 aziende che commerciano biancheria intima in provincia di Isernia: bella scoperta!). Prodotto finanziario? Da che mondo e mondo il medio termine è sempre stato meno rischioso del breve termine, proprio perché la diversa forma tecnica prevede che il breve termine venga concesso spesso quando ci sono tensioni di liquidità o per sostenere genericamente il capitale circolante mentre il medio-lungo ha sempre  (salvo il consolidamento) un progetto industriale sotto (l'acquisto di una macchina, di un capannone, etc.), concentrazione questa volta non significa più rischio;
  • patrimonializzazione scarsa: le banche con basilea 3 come sono messe? le altre aziende? chi è patrimonializzato in questo mondo di bilanci esangui? manca un confronto con chi dovrebbe essere invece il paladino delle aziende in un mondo in crisi; forse la Finlombarda è sufficientemente patrimonializzata per salvare il mondo? che i confidi abbiano avuto delle perdite pesanti negli ultimi anni non ce lo deve certo raccontare lui, ed il fatto che i confidi abbiano sempre fatto ricorso al pubblico neanche. Sembra ora che sia una novità. Verrebbe da pensare: dove è stato fino ad adesso il prof. Nicolai?
  • dimensione: sì, qui ha ragione, ma resta il fatto che i confidi piccoli contano veramente poco, dei 451 operatori attivi oggi se ne potrebbero cancellare 300-350 e quasi nessuno se ne accorgerebbe, per cui non è quello il motivo delle difficoltà;
  • governance e professionalità: sì certo anche qui si può migliorare, ma ci sono dei signori Confidi con la C maiuscola, ben organizzati e con del management in gamba; sparare a zero su tutti forse è una tecnica per fare sembrare molto bravo solo lui, il dott. Nicolai.
3) Concludendo, a me l'analisi di Nicolai sembra veramente una superficiale analisi, con numeri anche veri, ma non pertinenti verso quello che si vuole argomentare, e comunque fuorvianti.  Inutile aggiungere che mancano studi seri rispetto a quello che si vuole implicitamente dimostrare, ovvero che le Regioni non devono dare più soldi ai confidi ma solo a Finlombarda, il vero baluardo anticrisi delle imprese.
Dispiace essere così tranchant, e fare sempre il castigamatti, ma di fronte a tante imprecisioni tutte insieme non si può lasciar passare, e, sebbene io non sia il paladino dei confidi, mi dispiace vedere tanta leggerezza nel condannare sommariamente un settore così importante per l'economia italiana, dove ci sono tanti problemi, ma anche tante professionalità in gamba.
Forse al pirellone stanno decidendo a chi sganciare la grana?


martedì 23 agosto 2011

Secondo Piatto: alzare l'età pensionabile

Lo so è dura: andare in pensione più tardi è molto dura. E' duro anche lo scontro su quello che è il piatto principale da cui attingere per sistemare i conti di questo benedetto Paese. Del resto le pensioni baby e le mega pensioni dei dirigenti pubblici sono lì a dimostrare (insieme a una certa tolleranza, soprattutto in certe aree geografiche, delle finte pensioni di invalidità) come in Italia ci sia  molta gente che vive abbastanza "a sbafo". Del resto, con la teoria dei "diritti acquisiti" per cui ogni status quo non si può mettere in discussione, si sono bloccate tutte le possibilità di recuperare agli errori fatti e si è sempre spostato in avanti il problema (non più là di una decina di anni fa ricordo una intervista sul Sole -24 Ore al mai tramontato senatore Andreotti che sosteneva come la politica del debito poi non fosse così male, e difendeva quanto fatto dal CAF in merito tra la metà degli anni '80 e i primissimi anni '90). Il fatto è che più tardi si mette mano al problema, più il problema cresce, ed in misura esponenziale, viste le dinamiche demografiche. Non alzare l'età pensionabile di due anni adesso, significa doverla alzare di cinque fra 10 o di 10 fra 20 anni per poter mantenere il sistema sostenibile (sempre che non siamo già andati in default). Già chi è completamente al sistema retributivo come il sottoscritto ha una prospettiva di vedere la propria pensione fra una ventina di anni  al 60-65% dell'ultima retribuzione e potrà/dovrà integrare la pensione con una rendita alternativa (ovvero investendo, per esempio il TFR in fondi pensione), non sperando di arrivare, però all'80% medio della retribuzione a cui sia arriva con il sistema retributivo. Si tratta di ridistribuire risorse tra la generazione dei 50-60enni e quelli che di anni ne hanno di meno (e di più all'andare in pensione). Per rendere la pillola più facile da mandare giù bisognerebbe andare a rivedere alcuni di quei "diritti acquisiti", ma in questo paese sembra cosa giuridicamente impossibile. Più difficile che dare un vero senso di equità intergenerazionale al tema della previdenza. Insomma, anche in termini generazionali, chi può arraffa e chi si è visto si è visto. Un bell'esempio da dare. Se continua così verrà il giorno in cui i figli malediranno i padri. 
Il piatto, come vedete dall'immagine, è succulento, ma basta una mucca pazza, per lasciare a digiuno tutti. Anche i 50-60enni.

mercoledì 17 agosto 2011

Statistiche: i miei 25 lettori


Guardando alle statistiche dei miei lettori, mi sono chiesto: perché non condividere con loro i dati che gentilmente bigG mi fa vedere?

Eccoli qui:


Il mio pubblico:


Visualizzazioni di pagine per browser
Internet Explorer
2.469 (56%)
Firefox
742 (16%)
Safari
702 (16%)
Chrome
394 (9%)
Mobile Safari
59 (1%)
Opera
5 (<1%)
Visualizzazioni di pagine per sistema operativo
Windows
3.364 (76%)
iPhone
299 (6%)
Macintosh
221 (5%)
Linux
213 (4%)
Android
162 (3%)
Other Unix
64 (1%)
iPad
34 (<1%)
BlackBerry
9 (<1%)
Unix
5 (<1%)


I post più gettonati:



Confidi maggiori e confidi minori ovvero l'arte de...
23/apr/2011, 19 commenti 359 Visualizzazioni di pagine



ConfidiLeaks: Perché ConfidiLeaks
03/apr/2011, 8 commenti 213 Visualizzazioni di pagine



Repubblica: il regalo della Regione ad Unionfidi
03/mag/2011, 17 commenti 157 Visualizzazioni di pagine



Cos'è un confidi.
13/apr/2011, 16 commenti 131 Visualizzazioni di pagine



Fondi pubblici di garanzia: un confronto territori...
18/apr/2011, 2 commenti 97 Visualizzazioni di pagine



Fedart Fidi ed il posizionamento strategico
13/apr/2011, 3 commenti 61 Visualizzazioni di pagine



Confidi maggiori e confidi minori: popolo dei conf...
25/apr/2011, 1 commento 39 Visualizzazioni di pagine



Perché vado a votare
10/giu/2011, 1 commento 19 Visualizzazioni di pagine



Confidi maggiori e confidi minori: ancora tre gior...
29/apr/2011 18 Visualizzazioni di pagine



Confidi specchio delle imprese
09/apr/2011 15 Visualizzazioni di pagine



La  visualizzazione di pagine nell'ultimo mese:

Primo Piatto: lo scudo fiscale

Come riportato da notizie di stampa, si sta pensando di intervenire anche sui capitali detenuti all'estero o recentemente scudati.
Questo potrebbe essere un bel primo piatto all'italiana. Pasta con il ragù alla bolognese. Ci stanno i carboidrati, le proteine e i grassi. Quasi un pranzo completo.

E' un'idea ottima. Si tratta di colpire capitali che sono stati accumulati nel tempo grazie all'evasione fiscale (e a una serie di altri illeciti) e portati all'estero. Se pensiamo che ora, per uno scontrino non emesso, è prevista la chiusura dell'esercizio commerciale, considerare che questi capitali sono stati completamente nascosti al fisco e poi "legalizzati" con il pagamento di una percentuale a una cifra sola (4-5%?) non dà proprio quel senso di equità che sarebbe necessario in un momento di sacrifici diffusi. Se pensiamo che la stessa percentuale è richiesta in aggiunta ai redditi superiori ai 90.000 euro c'è di che incazzarsi.
Ritornare sullo scudo (anche quello della prima legislatura, perché no?) e andarsi a prendere con una tassa straordinaria il 10-20 % di quanto evaso al fisco (che  con una pressione fiscale di oltre il 40% vale coumunque una frazione della tassazione ordinaria senza alcuna sanzione per gli illeciti commessi) è secondo me del tutto morale e lecito. La forma giuridica corretta si trova, ci sono gli azzeccagarbugli per questo. Di fronte all'alternativa di uno stato tra perdere di credibilità nei confronti degli evasori fiscali e perdere di credibilità nei confronti di chi le tasse le paga, o peggio con il default, perdere la credibilità nei confronti di tutta la comunità finanziaria, beh, secondo me la scelta è automatica:
Garganelli al ragù  = 10-20 mld di euro.

martedì 16 agosto 2011

Cuochi al lavoro: Hell's Kitchen!


Raccogliendo l'invito di Gianfranco su Aleablog, abbiamo allestito una cucina su questo blog. Viste le attuali difficoltà il clima che ritroviamo è molto simile a quello del video. Non se ne abbiano i 4 lettori di questo blog, la situazione è difficile: serve decisione, energia e qualche parolaccia (non a vanvera però come fanno i ministri della Repubblica in questi giorni).

venerdì 12 agosto 2011

Mistero ad Aleablog, sparito un commento


Mi pareva di aver postato qualcosa qui in risposta ai commenti di Saverio, ma è sparito: problemi tecnici?
Ad ogni buon conto eccolo qui, il mio blog è sempre aperto agli interventi di tutti.


@ Saverio, che per rispetto merita una risposta, ma il commento è OT rispetto al post per cui la sua lettura potrebbe rivelarsi una mera perdita di tempo; e poi non dite che non vi ho avvertito!

Caro Saverio, dal tono dei tuoi post, vedo che sei molto propenso a difendere i tuoi "idoli" intellettuali o ad attaccare chi, bonariamente, li sberleffa (non ho nulla di personale contro Gotti Tedeschi, ma la sua proposta mi sembrava e continua a sembrarmi talmente semplicistica e priva di collegamento con la realtà da meritare una piccola presa in giro, tanto che qui mica ci legge Tremonti!, né salviamo i destini del mondo). Il tuo è un atteggiamento da tifoso e non da persona che entra nel merito delle questioni, e a me non va di parlare di calcio con dei tifosi per i quali la propria squadra è sempre la migliore a prescindere! Se non hai capito il tono ironico ma hai preso come oltraggioso e scorretto il mio intervento, lo imputo solamente al fatto che non hai mai letto i miei commenti e non conosci il mio stile, come sempre critico e a volte irriverente, ma mai volutamente offensivo e quindi avevi elementi di giudizio molto parziali. Se frequentassi da tempo questo blog e ti fossi preso la briga di leggere qualche vecchio post e i relativi commenti forse avresti capito. Non so, però,  se per te ne valga la pena. Del resto io sono nulla, io sono chicchessia, intellettualmente pervertito, magari anche invertito. Non valgo per quanti meriti accademici abbia (e comunque ho preso "ottimo" alle medie, mi premeva dirtelo), né per quanti soldi guadagni (sempre pochi sono), né per quanto bello sia (e ti assicuro che sono un gran bell'uomo). Il mio valore (poco o tanto che sia) sta nelle idee, nei ragionamenti e null'altro. Entra nel merito e avrai qualcosa contro cui combattere, altrimenti ti batterai con il nulla, perché io qui sono solo pensiero, ragionamento, e talvolta  guasconeria.

"Je jette avec grâce mon feutre,
Je fais lentement l'abandon
Du grand manteau qui me calfeutre,
Et je tire mon espadon;
Élégant comme Céladon,
Agile comme Scaramouche,
Je vous préviens, cher Mirmydon,
Qu'à la fin de l'envoi je touche ! "

Prima proposta: la patrimoniale ordinaria

La patrimoniale s'ha da fare. Bando alle ciance. Perché?
Ovviamente la prima ragione è quella di cassa. Bisogna fare cassa, diminuire il debito per allontanare lo spettro default, e dare respiro alla crescita economica (obiettivi che si possono sostenere a vicenda)
Dire patrimoniale in Italia è un po' come bestemmiare in chiesa, ma in momento in cui tutti (sinistra, destra, centro, sopra, sotto) dicono di essere contro la patrimoniale, a me piace (perché sono guascone e tocco) sostenere l'esatto contrario.
Ma entriamo nel dettaglio della definizione della nuova imposta patrimoniale che io vorrei:
1) Innanzitutto aliquote progressive, a partire da scaglioni con soglie abbastanza elevate (esenzione fino a 1 mln di patrimonio, tassazione da 1 mln in su, aliquote a partire dallo 0,5%, su 1 mln, 0, su 1,5 mln  2500 euro).
2) Base imponibile: case, ville, campi, barche, auto,  tutti i beni rilevabili facilmente da registri e facilmente valorizzabili (mark to market, no rendite catastali!!!) intestati a persone fisiche.
3) Esenti le attività finanziarie (lì c'è la tassazione delle attività finanziarie, oggetto di altra proposta).

Facciamo due conti (fonte Banca d'Italia).
Da mie elaborazioni dei dati di bakitalia citati ci sarebbero 2,416 mln di famiglie che hanno un patrimonio reale lordo medio di c.a 1,088 mln di euro. Queste famiglie sono il 10% più ricco e quindi difficilmente hanno mutui e si puo' presumere che il patrimonio netto sia prossimo a quello lordo.  A parte questa semplificazione la famiglia media "ricca" pagherebbe 0,5*88000/100=440 € all'anno. Le più "povere" tra i ricchi non pagherebbero e pagherebbero solamente i ricchi veri. Quanto? Dai dati bankitalia non è possibile capirlo anche se l'imponibile è potenzialmente di oltre 2500 mld/€. Bisogna chiederlo direttamente a bankitalia il potenziale gettito che, secondo me, non è trascurabile.

Mi fermo qui, ma una imposta patrimoniale progressiva potrebbe dare il suo contributo, sia in termini economici, che di percezione di una maggiore equità del carico fiscale. In questo  modo diventa più facile chiedere un sacrifico anche alle fasce meno abbienti, che non si sentirebbero vessate (pensionati, dipendenti). Va quindi, secondo me, considerata l'utilità nell'agevolare un senso di equità condiviso.

giovedì 11 agosto 2011

Se non va bene la proposta di EGT che fare?

Giusto perché la critica va bene ma bisogna anche essere propositivi.
Nei prossimi giorni le mie ricette per risolvere la crisi economica e vivere più sereni.
Datemi cinque minuti di tempo e qualcosa meglio di Tremonti e alternativo a EGT lo trovo anch'io.

A tutti i governanti e i governati di questo mondo: restate sintonizzati su questo blog.

Al severo Saverio, con moderata perversione

Per motivi tecnici (non so perché ma non riesco a inserire questo commento come risposta ad un post sul Aleablog) sono costretto a rispondere qui a tal Saverio, molto severo nei miei confronti, ma non per questo non gradito ospite nel caso volesse replicare.


@ Saverio, con rispetto e perversione:
 a darmi dell'ignorante mi fai solo un piacere. L'unica cosa che so è di non sapere. Il dubbio è l'unica mia certezza. Oppure sono certo di avere solo dubbi. Mah... Comunque sia a differenza di chi le ha le certezze precostituite, magari metafisiche, io mi pongo domande in ogni momento. Va bene l'articoletto fatto per riempire la paginetta del Sole, e vanno bene anche le proposte di pancia. Ma allora ecco perché ho bocciato dal basso della mia ignoranza e aggiungo anche arroganza (dove sta l'arroganza, in alto, in basso, a destra, a sinistra?) la proposta di EGT:
l'analisi effettuata nei primi paragrafi può anche essere superficialmente condivisibile, è di sicuro impatto emotivo, anche se semplicistica e sicuramente discutibile, sia dal punto di vista economico che antropologico. La tripartizione della dimensione economica umana e le conseguenze logiche derivanti sono del tutto arbitrarie e non scientifiche. L'approccio usato è più simile alla  filosofia scolastica medioevale che scientifico. Ma dando anche per buona e la parte iniziale, che non ho tempo di criticare (ma chi sono io per criticare il futuro Nobel per l'Economia?), manca il nesso causa-effetto. Come se bastasse mettere dei soldi nelle nostre imprese per farle decollare (e se decollano, dove vanno?). Come se i soldi da "prelevare" al posto della patrimoniale automaticamente innescassero un processo di crescita economica una volta messi nelle imprese.
Fino a qualche tempo fa le imprese (meritevoli, come dice EGT) hanno avuto a disposizione liquidità in abbondanza, e la hanno usata, anche quando avrebbero potuto metterci soldi propri. Ma si sa l'Italia è il paese delle aziende povere e degli imprenditori ricchi (magari qualcuno anche scudista!). Ebbene, caro Saverio spiegami tu come più soldi dalle banche di investimento porterebbero piani di crescita più aggressivi, maggiori investimenti, crescita ed occupazione. Con il moltiplicatore  keynesiano  (per fortuna che EGT è antikeynesiano convinto!!!)? Più investimenti significano più occupazione? Più domanda? Più PIL? Se sì come e quanto? dove sta l'analisi econometrica a giustificazione? Ma se le imprese italiane e le multinazionali che investivano in Italia, liquidano, chiudono, portano gli impianti all'estero e occupano là migliaia di persone, se diamo loro altri soldi continueranno ad investire dove il capitale rende di più e probabilmente il luogo non è l'Italia. Forse con i soldi delle banche di investimento faranno degli impianti fotovoltaici sui tetti di capannoni vuoti. Bella imprenditoria! Per gli stessi motivi per cui "l'uomo-risparmiatore ha investito la parte di reddito non spesa dovunque gli fosse stato prospettato miglior rendimento, dovunque si trovi" non vedo perché l'azienda-investitrice non dovrebbe fare altrettanto. A meno che associazioni di industriali, commissioni di investimento, altri organismi, fondi di private equity e compagnia bella impediscano ai capitali di essere investiti all'estero o alle imprese di continuare ad internazionalizzarsi (ovvero portare le macchine in Moldavia , in Cina e produrre lì dove il lavoro costa una frazione del nostro).
In questa proposta ci vedo solo una ricetta semplice, di facile comprensione ma di impossibile attuabilità. Certo le banche di investimento ci guadagnerebbero, così come i falegnami armati di seghe, pialle e martello per costruire tavoli e sedie dove tutto si deve decidere e pianificare affinché i finanziamenti vengano dati ai meritevoli.
E manca ancora tutta la parte della gestione del prelievo. Se EGT tenta di spiegare come incanalare correttamente il capitale verso le imprese, non è assolutamente spiegato come fare il prelievo in maniera corretta: volontaristica? coattiva? come tassa? Se io non voglio investire nelle imprese italiane ma, diciamo, nelle ferrovie giapponesi, chi e come mi obbliga a dare parte dei miei risparmi alle aziende italiane? Viene EGT a casa mia a convincermi che cosa buona e giusta? Che venga, forse, dal basso della mia ignoranza lo convincerò che non è come pensa. Oppure lo fa coattivamente? Beh, se coattivamente deve essere, meglio la patrimoniale. Almeno so che è destinata a diminuire il debito pubblico e non ad arricchire imprenditori privati.

venerdì 10 giugno 2011

Perché vado a votare

Considerato che un membro del Governo della Repubblica ha sostenuto, ieri ad Annozero, che chi invita ad andare a votare No è un imbroglione, perché chi vota No sostiene il Sì, vorrei controargomentare che chi invita a non andare a votare è in realtà un eversore che attenta alle istituzioni democratiche. Infatti non è solo una questione di sì o di no. Di tenere o abrogare una determinata legge. Anche. Ma questo è un discorso subordinato. Prima c'è un altro argomento da affrontare: come funziona una democrazia. Non è un argomento da poco, né tantomeno lo si può sviluppare in un breve post di un blog. Porrò invece solamente alcune riflessioni al vaglio dei lettori per sollecitare il pensiero critico sul tema. Non riporto qui definizioni, concetti, storia  della democrazia che facilmente si possono trovare con un click e che invito i più volenterosi a leggere.
Premetto, poi, per onestà intellettuale, che voterò 4 sì ai prossimi referendum, ma che ho sempre e comunque esercitato il mio diritto-dovere di elettore anche quando sono andato, in passato, a votare no.

Chi invita a non votare  spinge a comportarsi da free rider, nel senso di persona che approfitta ingiustamente della situazione senza pagarne il fio. La democrazia ha un costo, si sa, ma oltre al costo istituzionale ha un costo personale:  per funzionare la democrazia richiede un minimo di partecipazione, di cittadini che votino e che si facciano un'opinione, insomma ha bisogno di una serie di comportamenti  funzionali: bisogna pagare il biglietto dell'autobus, per avere un autobus funzionante ed un servizio puntuale.
Dice Amartya Sen nel suo "L'idea di giustizia":
Il successo della democrazia non dipende soltanto dalla capacità di realizzare la migliore struttura istituzionale concepibile, ma anche e inevitabilmente dai nostri effettivi modelli di comportamento nonché dal funzionamento delle interazioni politiche e sociali. Affidarsi nelle mani "sicure" di una società sancita esclusivamente per via istituzionale non porta a nulla. L'efficacia delle istituzioni democratiche, come quella di qualsiasi altra istituzione, dipende dalla reale capacità dell'azione umana di sfruttare tutte le opportunità per dare vita a scenari adeguati.     p. 360

Mio padre, tra il '43 ed il '44, a meno della metà dei miei anni, si è fatto mesi e mesi di carcere, da partigiano ed è evaso sotto un bombardamento in quanto appartenente ad una della molte piccole brigate di partigiani che nella pianura padana hanno lottato, con molte difficoltà, contro la tirannia nazi-fascista, per regalare alle generazioni che sono venute dopo libere istituzioni democratiche. Per tutta la sua vita di maestro elementare ha insegnato ai bambini, l'italiano, la matematica, la storia, la geografia e le scienze ma soprattutto che senza impegno personale, che senza doveri non esistono diritti. E insegnava loro, mi ricordo come fosse ieri, ad ogni ricorrente turno elettorale, la pratica della democrazia, simulando in classe delle elezioni con tanto di urna, scheda e spoglio dei voti, sottolineando sempre che non importava chi vinceva e chi perdeva, ma il dovere di eseguire questo sacro rito democratico.
A persone come lui, combattenti in guerra, educatori in pace, dobbiamo le nostre istituzioni democratiche.  Verso i nostri figli abbiamo il dovere di trasmettere loro queste istituzioni e la cultura che le permette. Distruggere la cultura democratica invitando la gente a non votare è un attentato alla democrazia e come tale andrebbe perseguito.
Votate sì, votate no, ma votate.

sabato 14 maggio 2011

La ridondanza come assicurazione

Prendo spunto dal post di Luca per qualche considerazione di Taleb in italiano sulla ridondanza presa da qui:
Innanzitutto, Madre Natura ama le ridondanze.  Tre tipi diversi di ridondanze. Il primo, quello più facile da capire, è la ridondanza difensiva, una sorta di assicurazione che ti permette di sopravvivere in situazioni avverse, grazie alla dipsonibilità di parti di ricambio. Consideriamo il corpo umano. Noi abbiamo due occhi, due polmoni, due reni e persino due cervelli (con la possibile eccezione dei dirigenti di aziende commerciali), e ognuno di noi ha più capacità di quanta ne occorra in circostanze ordinarie. La ridondanza equivale quindi a un'assicurazione, e le apparenti inefficienze sono associate ai costi di mantenere in ordine queste parti di ricambio e all'energia necessaria per conservarle nonostante la loro inattività.
L'esatto opposto della ridondanza è un'ottimizzazione ingenua [nota di gigi: attenzione all'aggettivo qualificativo]. Io dico a tutti di non seguire corsi di economia (ortodossi) e che l'economia ci verrà a mancare e crollerà (come vedremo, abbiamo prove che ci ha già abbandonati, ma tanto, come continuavo a ripetere nel testo originale, non ne abbiamo bisogno; tutto ciò di cui abbiamo bisogno è osservarne la mancanza di rigore scientifico e di etica). La ragione è la seguente: l'economia ortodossa si fonda in gran parte su nozioni di ottimizzazione ingenua, matematizzata (mediocremente) da Paul Samuelson, e questa matematica ha contribuito in modo massiccio alla costruzione di una società incline all'errore. Un economista troverebbe inefficiente mantenere due polmoni e due reni: consideriamo semplicemente i costi richiesti dal trasporto di tali parti relativamente pesanti del nostro corpo attraverso la savana. Una tale ottimizzazione, infine, ci ucciderebbe, dopo la prima eventualità infausta, il primo evento isolato anomalo (outlier). Consideriamo inoltre che, se avessimo lasciato Madre Natura agli economisti, essa avrebbe fatto a meno anche di reni singoli: dal momento che non li usiamo per tutto il tempo, sarebbe più "efficiente"vendere i nostri reni e usare un rene centrale solo secondo le regole di condivisione del tempo proprie di una multiproprietà. Potremo anche affittare i nostri occhi di notte, dato che per sognare non ne abbiamo bisogno.
Nell'economia convenzionale, quando si modifica qualche assunto - ovvero nel caso di una cosiddetta "perturbazione" quando si cambia un parametro o quando si rende aleatorio un parametro in precedenza considerato fisso e stabile dalla teoria, quasi tutte le idee principali (e anche un piccolo numero di quelle meno importanti) non funzionano più. Questa situazione è nota in gergo come "randomizzazione". Si parla in proposito di "studio dell'errore del modello" e di "esame delle conseguenze" di tali mutamenti (la mia specializzazione accademica ufficiale attualmente è l'errore del modello o il "rischio del modello"). Per esempio, se un modello usato per il rischio suppone che il tipo di randomizzazione si riferisca al Mediocristan [nota di gigi per chi non ha letto il Cigno Nero: il Mediocristan è il luogo dove avvengono solo eventi previsti o prevedibili entro poche deviazioni standard della gaussiana, è il luogo preferito dagli economisti, da non confondere con il Democristan, area del Nord-Est italiano abitato un tempo da primati  politicamente religiosi (solo politicamente), ora da primati e basta ma frequentato anche da trote longobarde], ignorerà grandi deviazioni e incoraggerà la costruzione di una quantità di rischio che ignori grandi deviazioni; perciò la gestione del rischio sarà scorretta. Di qui la metafora del "sedersi su un barile di dinamite" che usai con riferimento a Fannie Mae (ora fallita). pp. 17-19
Prima di proseguire con gli altri tipi di ridondanza (molto interessanti ma questi ve li leggete sul libro se ne avete voglia, Taleb fa alcune considerazioni sulla dimensione (maschietti, vedo già il vostro occhio luciferino brillare), ma qui voglio solo contribuire al dibattito 106/107.
Madre Natura non ama niente di troppo grande. [...] Il fallimento di una banca, la Lehman Brothers, nel settembre del 2008 fece crollare l'intero edificio. Madre natura non limita le interazioni fra enti, ma limita solo la grandezza delle sue unità. (Perciò la mia idea non è quella di fermare la globalizzazione e proibire Internet: come vederemo si conseguirebbe una stabilità molto maggiore impedendo ai governi di aiutare le società di capitali quando diventano troppo grandi, e restituendo vantaggi alle piccole imprese.)
Ma c'è un'altra ragione per impedire a strutture costruite dall'uomo di diventare troppo grandi. La nozione di "economie di scala" - le società risparmiano denaro quando diventano grandi, e quindi più efficienti - è spesso chiaramente dietro espansioni e fusioni di società. Essa domina nella coscienza collettiva pur non essendoci alcuna prova a suo sostegno; le prove suggerirebbero in effetti l'opposto [nota di Gigi:  soprattutto nelle società che erogano  servizi è difficile sostenere il concetto di economie di scala, molto più probabile trovarle nelle aziende che producono beni fisici con l'utilizzo di  grossi impianti, e comunque su questo sarebbe utile rileggersi "Oligopolio e Progresso Tecnico"  di Sylos Labini per capire come le economie di scala portano direttamente all'oligopolio e quindi facilmente ai cartelli e sono sempre a scapito dei consumatori, alla faccia del libero mercato]. Eppure, per ragioni ovvie, si continuano a fare queste fusioni; esse non sono vantaggiose per le società, bensì per i bonus ai manager di Wall Street: una società che si ingrandisce distribuisce premi ai direttori generali. Io mi resi conto che, diventando più grandi, le società sembrano diventare più "efficienti", ma diventano anche molto più vulnerabili a contingenze esterne, quelle comunemente note, dopo l'uscita di un certo libro intitolato Il Cigno Nero, come "Cigni Neri". Tutto questo sotto l'illusione di una maggiore stabilità Aggiungiamo che, quando le società sono grandi, hanno bisogno di ottimizzarsi per soddisfare le richieste degli analisti di Wall Street. Questi analisti (tipi da master in Business Administration) eserciteranno pressioni sulla società perché vendano il rene extra o si sbarazzino delle loro assicurazioni al fine di aumentare il rendimento azionario e migliorare il bilancio profitti-perdite, contribuendo in tal modo alla loro bancarotta.
Charles Tapiero e io abbiamo mostrato matematicamente che una certa classe di errori imprevisti e di colpi casuali danneggiano i grandi organismi assai più di quelli piccoli. In un altro saggio calcolammo i costi per una società di tale grandezza; non dimentichiamo che le società, quando falliscono, sono un costo anche per noi.
Il problema, nel caso dei governi, è che tenderanno ad aiutare questi fragili organismi "perché danno lavoro a un gran numero di persone" e perché hanno lobbisti, gruppi di pressione che danno alle società quel sostegno fasullo ma molto visibile tanto deprecato da Bastiat. Le grandi società ottengono aiuti governativi e diventano progressivamente più grandi e più fragili, e in un certo senso gestiscono il governo, un'altra visione profetica di Karl Marx e Friedrich Engels. Parrucchieri e piccole aziende, di contro falliscono senza che nessuno se ne curi; essi devono essere efficienti ed obbedire alle leggi della natura. [Nota di gigi:  per natura viene ovviamente inteso il "mercato" così come definito nei libri di microeconomia dove si sostiene che la concorrenza perfetta esiste e che se non c'è bisogna promuoverla perché stato ottimo di natura..., ai lettori arrivati fin qui ricordo che quasi tutto ciò che prevede l'economia finanziaria moderna si basa sulla teoria del portafoglio che fa propri questi  assunti: durata uniperiodale degli investimenti, assenza di imposte,  infinita indivisibilità dei titoli, assenza dei costi di transazione, perfetta competitività dei mercati.] pp. 21-23
Fatto 30, facciamo 31: cosa dice il Garbade , ai miei tempi praticamente la bibbia su questi temi (ora c'è anche qualcos'altro, Luca se vuoi dare delle indicazioni più attendibili delle mie sei il benvenuto), controargomentando al fatto che le ipotesi citate in nota possano sembrare troppo restrittive? Riporto solo le argomentazioni a difesa dell'ipotesi di mercato di perfetta concorrenza e dell'assenza di costi di transazione:
Infine [...] i costi di transazione e gli scostamenti dalla concorrenza perfetta sono ascrivibili alle caratteristiche operative dei mercati e possono pertanto essere ignorati, in una teoria del portafoglio, proprio perché spesso è possibile evitarli nelle effettive situazioni di investimento. Anche con le ipotesi restrittive formulate, le previsioni della teoria non sembrano discostarsi troppo dall'effettivo andamento dei corsi. [p.87]
In pratica dice che le difficoltà della teoria possono essere ignorate perché si possono evitare. Come dire che se un ostacolo vi corre incontro mentre viaggiate a 130 in autostrada lo potete ignorare perché lo potete evitare. Forse se lo evitate è proprio perché lo tenete in considerazione. O no?

martedì 3 maggio 2011

Repubblica: il regalo della Regione ad Unionfidi

Ecco l'articolo che riporta del "regalo", secondo Repubblica, che sarebbe stato fatto ad Unionfidi, visto che,  come dicono a Roma, non ieafà,  non ce la farebbe altrimenti a diventare 107. Legittimo, da parte della regione, deliberare un aiuto. Da verificare se tutto è regolare, legale, ma qui ci penserà chi ha interesse a farlo a rilevare eventuali irregolarità. Entrando nel merito delle decisioni politiche, resta il fatto che in questo caso il pubblico entra pesantemente in affari che il sistema delle associazioni  delle imprese sostiene essere affari propri, meglio se con i soldi pubblici però. Un conto è una politica di aiuto con regole trasparenti ed efficaci (ad averne...), un conto un salvataggio in extremis come questo sembra. Alla faccia del liberista e liberale, nonché piemontese Einaudi che si starà rivoltando nella tomba di fronte a queste tracce di marxismo-leninismo applicato in salsa leghista (per fortuna abbiamo il terzo, o quarto debito pubblico d'Europa altrimenti questa scuola di pensiero economico avrebbe già statalizzato tutta l'economia italiana e ora saremo già al secondo piano quinquennale).

Sondaggio chiuso: vince, di misura, il partito dei confidi minori (o aspiranti minori)

Pochi voti (20). 9 vogliono l'innalzamento della soglia, 8 vogliono l'eliminazione, 3 astenuti.
Il sondaggio, poco significativo in termini statistici, mostra comunque una netta ma quasi pari divisione nel mondo dei confidi su questo tema. Non c'è un partito unico e me ne rallegro.
E' significativo, invece, lo scarso tasso di partecipazione al voto. La pagina del sondaggio è stata visitata 345 volte.  Timore di essere scoperti? Timore di esprimere le proprie idee? Scarso interesse a determinare l'esito del sondaggio? Se fosse così allora il partito unico sarebbe quello del conformismo, dell'allineamento ai capi, della scarsa capacità di indipendenza di pensiero: non un bel biglietto da visita per il mondo dei confidi.
Ma a voi, gentili visitatori,  lascio lo spazio per commentare i risultati.

domenica 1 maggio 2011

Buon primo maggio, festa del Lavoro...

...dedicata a tutti i lavoratori, dei confidi, delle imprese, delle banche, delle università, dipendenti, autonomi, precari, temporanei: tutti. Perché tutti non dobbiamo dimenticare che all'articolo 1 la nostra costituzione recita: 
"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
 La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".

venerdì 29 aprile 2011

Confidi maggiori e confidi minori: ancora tre giorni per votare

Oltre la metà del tempo dedicato al voto è trascorso ma si configura, nonostante la scarsa affluenza alle urne, una vittoria dell'opinione che vuole tutti i confidi vigilati. La rappresentatività del voto è, finora, scarsa, ma in questo sondaggio non c'è quorum per cui inoltrerò i risultati all'Organo di Vigilanza che trarrà le sue considerazioni (vigilare meno, vigilare tutti?).
Quindi, popolo dei confidi, se volete cambiare il il vostro destino avete ancora qualche giorno. Poi sarete solo nelle mani del fato.

lunedì 25 aprile 2011

Confidi maggiori e confidi minori: popolo dei confidi al voto

Come potete vedere, ho aperto il sondaggio per sapere come la pensa il popolo dei confidi. Votiamo tutti e poi discutiamone. Le opinioni sono tutte legittime, ma ogni tanto è bello vedere come la pensa la maggioranza. Il primo voto è il mio.

25 Aprile: Festa della Liberazione

Buon 25 aprile a tutti.

sabato 23 aprile 2011

Confidi maggiori e confidi minori ovvero l'arte della fuga

Ritengo le considerazioni del prof. Erzegovesi sul sito aleablog in merito alla soglia dei 75 mln di euro di attività finanziarie che divide i confidi minori dai maggiori, molto interessanti, e condividendo molte delle sue idee e delle sue argomentazioni giungo a considerazioni del tutto opposte. Per me la soglia dei confidi andrebbe del tutto eliminata ed i confidi dovrebbero essere tutti sottoposti alla vigilanza equivalente di Banca d'Italia. Vi spiego perché:

Prima di tutto le banche non chiedono garanzie compliant perché non sono ancora in grado di misurare le differenze di valore delle garanzie prestate da un confidi o da un altro. Ovvero le chiedono, ma soprattutto per gli aspetti giuridici, perché comunque garanzie con caratteristiche di eligibilità sono migliori anche dal punto di vista contrattuale, ma non c'è ancora un riversamento della mitigazione del rischio sugli RWA e sul costo del capitale. E chissà quanto tempo ci vorrà ancora. Seconda cosa: la normativa del 2003 e le successive modifiche/integrazioni andavano nel senso di un consolidamento del sistema per dare maggiore solidità, trasparenza e ordine ad un settore ancora poco disciplinato (diciamo indisciplinato? oltre mille confidi fino a 5 anni fa rappresentavano veramente una cosa ridicola: il campanilismo fatto confidi!!!) Terzo: la difficoltà, le polemiche, i ritardi con cui la normativa del 2003 è stata applicata (i 107 sono stati in stand-by per cinque anni!!!, soglia di qui, soglia di là...) è stata causata dalle resistenze dei confidi, anzi da quella parte prettamente politica delle associazioni di categoria che vedeva nei confidi il braccio finanziariamente armato delle loro piccole, locali lotte di potere. Laddove le associazioni più lungimiranti hanno capito che per avere più forza servivano confidi più forti, a volte unitari, sono nate le grandi aggregazioni (ACT, Unifidi E.R., Sviluppo Artigiano, etc. etc.) Chi, ancora oggi, non l'ha capito, portando avanti una resistenza anacronistica è fuori dalle logiche di stabilità del sistema e di sostegno alle imprese: confidi deboli e inefficienti non servono. Banca d'Italia ha usato le maniere gentili, riformando il titolo quinto del TUB e inaugurando la vigilanza autogestita (mi sa tanto da anni '70 e di fumose assemblee liceali l'autogestione, non funzionava lì dove le assemblee erano disinteressate figuriamoci fra imprenditori in concorrenza, ci metteranno un secolo a costituire l'organismo). Ergo: tutto sbagliato, tutto da rifare. La soglia va portata a zero e tutti i confidi devono essere vigilati. Di seguito elenco ulteriori motivi ed effetti di questa scelta:
1) Non è equo che ci sia una sostanziale differenza di trattamento tra chi sta di là e chi sta di qua della soglia. Né per il tipo di garanzia  che va sul mercato, né per il trattamento di vigilanza a cui è sottoposto. Anche la più piccola delle BCC è vigilata per la stabilità del sistema, non è corretto che un confidi, che comunque eroga credito (crediti di firma sono, ma sempre di fidi si tratta) non sia   soggetto a vigilanza tanto più che non vi è differenza ontologica tra un confidi cha ha 70 mln di euro o 80 mln di euro di attività finanziarie (e questo vale per qualsiasi soglia). Così facendo si eviterebbero i comportamenti opportunistici per stare al di qua della soglia che abbiamo visto in questi anni.
2) Sessanta, settanta confidi sono più che sufficienti per un mercato attuale di circa 25 mld di garanzie. Ogni confidi potrebbe avere una media di 300-500 mln di garanzie sviluppando volumi che sicuramente migliorerebbero l'economicità di gestione, giustificherebbero una specializzazione delle funzioni interne senza togliere niente alla distribuzione localizzata. Con questa dimensione, mettere in piedi un Business Office diventa un'opportunità che trova un mercato captive abbastanza ampio per andare a reddito da subito, nel contempo diminuendo il rischio per il confidi.
3) In media ogni regione avrebbe almeno tre confidi: le più grandi di più, e potrebbero rimanere settoriali, le più piccole si dovrebbero arrangiare con un confidi solo unitario, ma sono convinto che ce la potrebbero fare (anche la Val d'Aosta). Le regioni avrebbero pochi interlocutori con i quali interagire per le politiche di sostegno e si riuscirebbe a fare programmi coerenti senza dover accontentare anche qualsiasi associazione per meri fini elettorali.

Che ne dite? Scontenta qualcuno?  ... si potrebbe aprire un sondaggio... magari dopo Pasqua.